Letture: “Neuromante” di William Gibson

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TRAMA: In un mondo in cui le mafie della finanza e dell’elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poteri neuromantici, si svolge l’avventura violenta e disperata di Case, l’uomo che ha avuto il torto di mettersi contro l’organizzazione sbagliata. Per vendetta lo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolo nella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto a offrirgli un’alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto che Case porti a termine un’ultima missione, oltre i limiti del conosciuto…
Pubblicato nel 1984 e divenuto in breve un vero e proprio romanzo culto, Neuromante è l’opera che più di ogni altra ha contribuito a diffondere tra il pubblico internazionale il genere cyberpunk. Un capolavoro assoluto in cui la cupa descrizione dei tetri scenari e delle trame esasperate, della natura devastata e della tecnologia imperante si coniuga con un respiro e uno stile ampi e suggestivi.

 


Le mie impressioni: 5/5

Le connessioni nel mondo cyberpunk di William Gibson rivelano l’ambiente che ci si aspetta da un libro del genere: i neon, un cielo del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto, occhiali a specchio, modifiche al corpo umano semplici come ordinare una pizza, il cyberspazio, potenti Zaibatsu, una natura quasi esaurita ed esseri umani fedeli soltanto a loro stessi.

La trama risulta complessa: troppo facile perdere la bussola in luoghi che possiamo solo immaginare e verosimili nel futuro; difficile prevedere le azioni di uomini capaci di penetrare nella Matrice, di mentire, combattere come alieni grazie ad operazioni di potenziamento. Le vicende partono dal Giappone, Chiba, dove si trova il protagonista, poi negli Stati uniti, Turchia, infine sul Freeside una strana città – un satellite – che orbita attorno alla Terra. Le azioni di ognuno rimangono spesso fini a loro stessi, senza spiegazioni, e soltanto nel finale viene rivelato chi ha deciso delle loro vite.

Lo stile è ciò che ho apprezzato in maniera maggiore, carico di dettagli che trasmettono il genere come (credo) Gibson abbia voluto che sia, in particolare a Chiba; dialoghi serrati, spezzati da rapidi colpi di scena e non ultimo il continuo dolore di Case, il protagonista, fino alla scoperta finale… Neuromante.

I personaggi sono stupendi: traditori degli altri e di sé stessi, ma fanno sorridere perché tremendamente umani, vivi. Dispensano morte, violenza sopita che tenta di prevaricarli, fusi come transistor nell’ambiente che li ha creati ed ognuno con il compito preciso di evolvere la narrazione nella giusta direzione.

Ho amato questo libro, da leggere almeno una seconda volta.

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